Iron Man di Jon Favreau (2008)

Retrospettiva su Iron Man di Jon Favreau, primo fondamentale tassello del Marvel Cinematic Universe.

I più giovani non potranno capire, per i ventenni di oggi i supereroi Marvel sono la norma, sembra scontato che facciano parte della cultura pop, ci sono cresciuti. Per chi come me invece questi personaggi li ha conosciuti sulla carta prima che sul grande schermo non è sempre stato così, ho iniziato a collezionare Iron Man e i Vendicatori gli Avengers a fumetti nel 1996, sulla scia della serie animata, l’ho sempre amato ma non avrei mai potuto immaginare che un personaggio che in termini di vendite all’interno della Casa delle Idee era quasi di seconda fascia, e non esattamente protagonista di molti cicli memorabili, vent’anni dopo sarebbe diventato non solo uno dei supereroi più famosi del pianeta ma soprattutto il cuore e l’anima del Marvel Cinematic Univere, ma dopotutto allora era inimmaginabile un MCU, anche se a dirla tutta al cinema di quel personaggio è arrivato ben poco, pensate che l’Iron Man che più si avvicina alla versione cinematografica la si può trovare solo in un paio di episodi di Ultimate Team-Up, almeno fino all’uscita del film.

Se i Marvel Studios oggi sono una grandissima macchina da soldi devono tutto a una persona: Jon Favreau. Sembrerà una banalità o un esagerazione ma sul serio, senza il suo Iron Man il Marvel Cinematic Universe non sarebbe stato la stessa cosa. E se nei primi anni del 2000 gli X-Men di Bryan Singer prima e lo Spider-Man di Sam Raimi dopo riuscirono nell’impresa di far riguadagnare fiducia ad Hollywood nei confronti dei supereroi dopo i flopponi di metà anni novanta (vedi alla voce Batman & Robin), permettendo la realizzazione di altri film sul genere, è nel 2008 con il Cavaliere Oscuro di Nolan da una parte e Iron Man dall’altra che, beh, le cose non sono più state le stesse, e con tutto rispetto per Batman fu l’eroe in armatura a cambiare per sempre le regole del gioco, nel bene e nel male, anzi una sola scena post credit, la prima di tante.

Nick Fury, direttore dello SHIELD
Sono qui per parlarle dell’iniziativa Vendicatori.

L’idea di portare Iron Man al cinema risale ai primi anni ‘90 quando i diritti vennero acquistati dalla Universal intenzionata a produrre un film a basso budget diretto da Stuart Gordon (Re-Animator) per poi passare alla Fox dove la leggenda narra di una sceneggiatura co-scritta dallo stesso Stan Lee e dell’interesse ad interpretare il personaggio da parte di Tom Cruise e quel nerdone di Nicholas Cage, pensate cosa ci siamo persi, persino che venne contattato Quentin Tarantino per riscrivere e dirigere il film, nascono qui tutti i rumors su una possibile variante di Iron Man interpretato proprio da Tom Cruise in Doctor Strange nel Multiverso della Follia. Per poi cedere i diritti alla New Line Cinema che nel 1998 portò sul grande schermo con successo un altro personaggio Marvel, il cacciatore di vampiri Blade. Pare che il motivo dietro alla cessione dei diritti fu semplicemente il fatto che la Fox avesse in mano diversi supereroi Marvel e non potevano mica farli tutti loro, vuoi mettere con successi come Daredevil ed Elektra?
Dal 2000 in avanti alla New Line si sono succeduti diversi sceneggiatori e altrettante versioni dello script, la più accreditata fu quella di David Hayter, la voce inglese di Solid Snake, nonché sceneggiatore del primo X-Men, dico sul serio. Ma anche questo accordo non andò a buon fine e i diritti cinematografici del personaggio tornarono finalmente nelle mani dei Marvel Studios, ormai intenzionati a produrre il film in modo autonomo.

I Marvel Studios all’epoca non erano veramente nessuno, Iron Man sarebbe stato il loro primo vero progetto indipendente in quanto l’eroe in armatura era l’unico personaggio importante della Casa delle Idee a non aver ancora avuto una versione live action, (Capitan America era già stato trasposto con ben poco successo per ben tre volte mentre Thor era già apparso al fianco dell’Incredibile Hulk di Lou Ferrigno), l’obiettivo era di elevare la popolarità ai livelli di Spider-Man e Hulk, rendetevi conto di quanto siano cambiate le cose, Hulk era tra i personaggi Marvel più popolari all’epoca! Gli Studios ricominciarono a lavorare al progetto praticamente da zero e non fu una cosa facile, la poca popolarità del personaggio da una parte e la mancanza di una casa di produzione forte alle spalle dall’altra resero complicato trovare degli sceneggiatori interessati alla cosa.
Nel 2006 venne ingaggiato l’attore e regista Jon Favreau per dirigere il film. Favreau all’epoca era davvero poco noto, personalmente lo conoscevo solo per essere stato tra i protagonisti di Cose molto cattive con Cameron Diaz e aveva pochi film all’attivo come regista, tra cui Elf con Will Ferrell (film che non mi stancherò mai di rivedere a Natale) e Zathura, la versione spaziale e decisamente meno conosciuta di Jumanji, ma aveva già lavorato con il produttore Avi Arad ad un altro film Marvel, era Foggy Nelson in Daredevil.
Il regista aveva un idea chiara del personaggio, voleva dipingere un uomo adulto costretto a reinventarsi totalmente nel momento in cui scopre che il mondo è più complesso di quel che crede e per poter ambientare il film ai giorni nostri si è visto costretto ad aggiornarne le origini portando il personaggio in Afghanistan anziché nella Guerra del Vietnam, probabilmente prendendo ispirazione dal lavoro svolto da Warren Ellis sulle pagine di Iron Man: Extremis, uscito tra il 2005 e il 2006, semplicemente una delle migliori storie del Vendicatore Dorato.
L’idea era di non ingaggiare alcun attore famoso nel ruolo del protagonista, film come X-Men e Spider-Man avevano dimostrato che non ne avevano bisogno semplicemente perché le star di questi film sono i supereroi stessi, motivo per cui ancora oggi mi domando come alcuni film della concorrenza siano riusciti a fallire nonostante i grandi eroi coinvolti, non voglio fare nomi ma avete capito di chi sto parlando. Il regista però cambiò opinione dopo aver visto il provino di Robert Downey Jr.. L’attore candidato agli Oscar per Chaplin era da poco uscito da un periodo di forte crisi personale e lavorativa derivato dall’abuso di droghe, che gli valsero anche diversi problemi con la giustizia e stava cercando piano piano di recuperare la sua carriera, e questo agli occhi di Favreau ne facevano il Tony Stark perfetto, anzi Robert Downey Jr. era già Tony Stark, genio e sregolatezza, un uomo i cui traguardi ma anche gli errori erano noti a tutti e che ha dovuto ritrovare l’equilibrio interiore per riuscire a superare i propri problemi e rilanciare la propria carriera, cosa che ovviamente non andava bene ai Marvel Studios ma la testardaggine del regista contro il bigottismo della casa ebbe la meglio. Senza Jon Favreau la carriera di Robert Downey Jr. poteva considerarsi finita e oggi sarebbe probabilmente sconosciuto ai più.
A completare il cast troviamo attori del calibro di Gwyneth Paltrow nella parte di Pepper Potts, assistente di Stark e suo interesse amoroso, lo stesso Favreau nella parte di Happy Hogan, la simpatica guardia del corpo/autista di Stark, Terrence Howard nel ruolo del migliore amico di Tony, il colonnello James Rhodes dell’aeronautica militare, e infine Jeff Bridges nel ruolo del villain Obadiah Stane, socio di Tony intenzionato a prendere il controllo dell’azienda riprendendo quindi parzialmente un idea di Hayter in cui l’eroe si sarebbe confrontato con un suo opposto (in quel caso doveva essere suo padre) in una sorta di gioco di specchi, al posto di un più scontato Mandarino, decisione che ancora oggi abbraccio perché francamente di vedere uno scontro tra un eroe americano, ex produttore di armi, contro un cinese comunista è davvero anacronistico, lo è nei fumetti figuriamoci al cinema, il personaggio andava totalmente riscritto ma non era ancora il momento, non sarebbe stato credibile,

Favreau e questo nutrito cast danno vita ad un film semplicemente fenomenale che ad oggi continua ad essere non solo un punto di riferimento per il genere dei cinecomics ma uno dei migliori film di tutto il Marvel Cinematic Universe, ha un ottimo ritmo, non annoia veramente mai grazie anche a dialoghi brillanti e personaggi veramente riusciti, in primis ovviamente Tony Stark, diverte senza mai esagerare nonostante il personaggio sia volutamente sopra le righe, in retrospettiva vedere questo personaggio, conoscendo il percorso narrativo che compirà da ancora più valore al film, tra l’altro la chimica tra Robert Downey Jr. e Gwyneth Paltrow è eccezionale, qualcosa di irripetibile. Un mostro sacro del cinema come Jeff Bridges da vita invece al villain Obadiah Stane, ricordo che all’epoca venne criticato non tanto lui per la sua ottima performance, come sempre dopotutto, quanto per il personaggio e delle sue motivazioni, il primo di una lunga serie di villain Marvel criticati perché ritenuti deboli caratterialmente o in quanto a carisma, dopotutto come abbiamo già detto quello stesso anno usciva nelle sale cinematografiche Il Cavaliere Oscuro di Nolan che valse un Oscar postumo al Joker di Heath Ledger, da qui l’idea che un po’ tutti i villain dovessero avere lo stesso spessore quando in realtà a volte basta che siano funzionali alla storia, in ogni caso Obadiah Stane è mosso da motivazioni semplicemente umane come avidità e ambizione, perfettamente in linea con il personaggio descritto, e soprattutto è credibile. Per non parlare delle tante strizzate d’occhio nei confronti dei lettori di fumetti, da Rhodey che per un attimo pensa di indossare un armatura ai caccia Whiplash, nome di uno storico nemico di Iron Man, fino alla storia copertura creata dallo SHIELD che citava il periodo in cui Stark fingeva che Iron Man fosse la sua guardia del corpo.

La verità è che… io sono Iron Man

Inoltre non è affatto banale o scontato il tema del film, magari la mia è pura dietrologia, e ora non ricordo esattamente se era così anche nei fumetti, ma avere come protagonista un produttore di armi che viene definito come il più grande mercante di morte del mondo (citazione non testuale), uno che ad inizio film pronuncia la frase “Adoro la pace, sarei disoccupato con la pace”, che dopo essere stato rapito da dei terroristi e aver scoperto che le sue creazioni vengono impiegate dagli stessi terroristi decide di cambiare radicalmente strada chiudendo definitivamente con la vendita di armi, penso sia un messaggio molto forte e ahimè ancora attuale, anche se qualcuno potrebbe trovare la cosa ipocrita o contraddittoria dal momento che l’armatura di Iron Man stessa può essere considerata un arma ma lo spettatore, così come il lettore di fumetti, dovrebbe sapere cosa muove un vero eroe e non porsi nemmeno la domanda, a differenza della fiction ma per questo argomento ci sarà un po’ di spazio in Iron Man 2, è un aspetto controverso del personaggio ma dopotutto è l’America stessa ad essere controversa, e a tal proposito non sottovaluterei il tema del terrorismo e delle “colpe” degli Stati Uniti nella nascita dei propri nemici, tema poi approfondito in Iron Man 3.

Classificazione: 4.5 su 5.

5 risposte a "Iron Man di Jon Favreau (2008)"

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  1. Bellissimo post, un bel tuffo nel passato alle origini di quello che oggi è il più grande universo cinematografico in circolazione (forse solo Star Wars…nah, la Marvel acchiappa di più).
    L’affermazione iniziale racchiude tutto il post e la storia produttiva del film. Oggi diamo tutto per scontato, che un personaggio possa arrivare al cinema (o in televisione), che un super eroe sconosciuto possa avere successo, che un fumetto possa incassare milioni di dollari. Eppure all’epoca regole ancora non ce n’erano (nonostante il successo di qualche cinefumetto) e la riuscita del film è in parte bravura, in parte culo smisurato.

    A vederlo oggi sembra un filmetto, ma all’epoca per quelli come noi o un po’ più “navigati” di noi quel film era un sogno, un fumetto su schermo. Aveva tutto: azione, umorismo, romance, easter eggs, ecc. Un’emozione paragonabile forse per chi all’epoca vide il primo Superman di Donner o il primo Spider-man di Raimi. E dire che il personaggio in effetti non è che fosse così amato dagli appassionati (io stesso pur leggendo fumetti Marvel, Iron Man non me l’ero mai inculato poi tanto XD).

    Per me (ma penso per molti altri) resta uno dei migliori. Semplice, divertente, coraggioso. Anche se non avesse dato vita al MCU resterebbe comunque uno dei cinecomic più riusciti di sempre.

    Piace a 1 persona

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