Outcast – Il Reietto di Robert Kirkman e Paul Azaceta

Recensione di Outcast – Il Reietto, la serie horror scritta da Robert Kirkman e disegnata da Paul Azaceta

Outcast, il reietto, la serie horror sulle possessioni demoniache scritta da Robert Kirkman, il celebre autore di The Walking Dead, è tornata di recente sugli scaffali delle fumetterie e delle librerie nostrane grazie ad una nuova edizione economica, in due corposi volumi formato bonellide, un occasione troppo ghiotta per farselo sfuggire.

In realtà provai a leggere la serie già nel 2015, quando SaldaPress diede alle stampe i primi due volumi della serie ma qualcosa non andò, non scattò quella scintilla come mi era capitato per The Walking Dead o Invincible, e così la mollai. Ora per circa 38 euro abbiamo l’occasione di leggere l’intera serie contro i circa 15 euro di ciascun TP (che in totale erano otto, fatevi due conti), certo è in formato ridotto bonellide, certo è in bianco e nero anziché a colori, ma se non avete mai letto l’edizione originale e intendete provarla non credo avrete di meglio in futuro, e sapete una cosa? Non ve ne pentirete, e in ogni caso si tratta di un ottima edizione realizzata con ottima carta, migliore della precedente versione bonellide da edicola, e soprattutto i disegni di Azaceta seppur in formato ridotto in bianco e nero sono semplicemente una bomba.

Ad una seconda lettura quella famosa scintilla è finalmente scattata, chiaramente siamo lontani dai livelli sia di The Walking Dead che di Invincible ma ormai credo sia chiaro a tutti, persino allo stesso Kirkman, che non riuscirà più a raggiungere quei livelli, e non so nemmeno se ha ancora la voglia di dedicarsi a serie così lunghe.

Le vicende di Outcast ruotano attorno alla vita di Kyle Barnes, un uomo che da sempre è come se fosse stato circondato dall’oscurità, tutte le persone che gli sono state vicine nella sua vita sono finite in qualche modo possedute da entità demoniache e prima ancora che lui ne diventasse consapevole ha finito con l’auto isolarsi, diventando un emarginato, un reietto. Io ve la sto mettendo giù nel modo più semplice possibile per evitarvi spoiler. Diciamo che questo è l’incipit, fino a quando l’ennesimo caso di “possessione” non porta il reverendo Anderson a chiedere l’aiuto di Kyle, che così scopre di avere un dono in grado di sconfiggere questi “demoni”. Se vi ricorda il nostrano Samuel Stern è tutto nella norma, direi che l’ispirazione parziale del rosso di Edinburgo sia evidente ma le similitudini iniziano e finiscono qui, poi prendono due strade totalmente differenti.

La storia di Outcast non ha un particolare intreccio ma nel corso dei suoi 48 episodi si sviluppa in modo tale da arrivare alla sua naturale conclusione senza tirarla troppo per le lunghe. Forse l’ho apprezzata maggiormente a sto giro per via delle sue influenze Kingiane, magari poi è solo una mia impressione e per quanto ne so Kirkman potrebbe non aver mai letto i vita sua un romanzo del Re ma dato che nel frattempo ho avuto la possibilità di leggere Le notti di Salem ci ho ritrovato le stesse atmosfere, solo che nel romanzo di King c’erano i vampiri. In ogni caso Kirkman si dimostra sempre un grande scrittore capace di dare vita ai propri personaggi, come al solito sono i drammi personali e le relazioni a farla da padrone. Outcast più che una storia horror sembra voler essere una metafora del male dilagante, dell’incattivirsi delle persone che ci circondano e dell’averlo normalizzato facendoci l’abitudine.

Stando alle parole dello stesso Kirkman in postfazione la genesi di Outcast fumetto è andata di pari passo con quella della serie tv, cosa che rende quasi complicato stabilire quale dei due sia nato prima, perché doveva essere un fumetto da cui trarne una serie tv ma quando lo propose per farne realmente una serie tv il fumetto ancora non esisteva se non nella sua testa, non stupisce quindi notare che le splendide tavole di Azaceta siano fortemente cinematografiche, solo perché televisive mi sembra butto da dire e personalmente per come si evolve la storia più che opzionarlo per una serie tv ne avrei tratto due o tre film. Ma dicevo dei disegni di Azaceta fortemente cinematografici, ho adorato la sua “regia” e i vari “zoom” e “primi piani” presenti in praticamente tutte le tavole, ogni volta ad evidenziare dettagli, a volte apparentemente insignificanti, come un sorriso o uno sguardo ma in realtà molto importanti, donando dinamicità alle vicende. E in bianco e nero sono davvero fenomenali.

Insomma se prima eravate titubanti sul recuperare questa serie direi che l’edizione Raccolta in formato bonellide sia l’ideale per permettervi di recuperare un ottimo fumetto ad un prezzo decisamente contenuto, sempre che non siate dei puristi del formato originale, però poi nessuno vi vieta di recuperare l’edizione originale. Personalmente adoro questo formato e spero vivamente che SaldaPress in futuro ci riservi altre sorprese.

Classificazione: 4 su 5.

2 risposte a "Outcast – Il Reietto di Robert Kirkman e Paul Azaceta"

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