Prey di Dan Trachtenberg (2022)

Recensione di Prey, quinto capitolo della saga di Predator.

Quando è uscito Prey, quinto film della saga di Predator, è stato accolto incredibilmente come una sorta di secondo avvento. Incredibilmente perché si tratta di un film che appartiene ad un famoso brand con una fanbase piuttosto granitica ma questa volta si concentra su tematiche attuali quali l’inclusività e il femminismo, temi piuttosto caldi che spesso sono valsi critiche piuttosto pesanti, e spesso ingiustificate, anche per molto meno rispetto a quanto visto proprio in Prey. Quindi nessuna polemica a riguardo?
Ma ovvio che si, le mie aspettative non potevano essere deluse, passato l’entusiasmo iniziale nel web si sono fatti avanti i detrattori del film che ovviamente lo definiscono spazzatura proprio per quei motivi.

Ah, il meraviglioso mondo del web. O sei con noi o contro di noi, capolavoro o spazzatura, non può esserci una via di mezzo.

Dal canto mio, giusto per non farmi mancare niente e farmi odiare un po’ da tutti, mi pongo proprio in quel mezzo.

Il primo Predator di John McTierman è un cult indimenticabile e inarrivabile per tanti motivi, per certi versi ha influenzato il modo di realizzare film action negli anni a venire, ma personalmente non ho mai disprezzato alcun sequel, ognuno con le sue qualità, unicità e ovviamente limiti, compreso il bistrattato The Predator.

Limiti che ha anche Prey, e sì, il suo essere “femminista” è parte del problema, o almeno il come questo tema viene proposto, ma prima che vi infervoriate vi prego di avere pazienza, su questo ci torniamo tra poco.

Prey è davvero un buon film. Dan Trachtenberg è davvero bravo, le sequenze d’azione ottime e credibili, essenzialmente è grazie a lui se questo film all’insegna dell’usato sicuro apparentemente funziona.
Predator per rinnovarsi e non scadere nel b-movie (che non è affatto sinonimo di pessima qualità) ripetitivo con il mostro che di volta in volta fa una carneficina aveva inevitabilmente bisogno di cambiare approccio, puoi scegliere di dissacrare come in The Predator, ma molti potrebbero non accettare che il loro idolo venga “ridicolizzato”, e c’è dell’ironia in questo dal momento che il mostro in questione al di là di tutta la sua estetica e aura di invincibilità per ben cinque film, sette se consideriamo i due Alien vs. Predator, non ha mai fatto altro che prenderle da chiunque, oppure scegli di cambiare prospettiva, e così siamo passati dal predatore alla preda, si decide di dare una storia alla protagonista di turno, se non fosse che nei fatti ci troviamo tra le mani semplicemente una sorta di remake del film originale, un buon remake sia chiaro, perché la verità è che il pubblico, quello che accusa Hollywood di non avere più coraggio o creatività una volta messo di fronte alla nostalgia canaglia si accontenta e il gioco è fatto, dopotutto lo dimostrano il successo di film come Ghostbusters Legacy o dei vari remake live action dei classici Disney.

Prey si svolge nelle Grandi Pianure del Nord America dei primi anni del 1700, la storia ruota attorno alla giovane Naru (una brava Amber Midthunder che potreste ricordare in quel gioiellino di Legion) che in una società maschilista e patriarcale come la tribù Comanche è stata addestrata come guaritrice ma sogna di diventare una grande guerriera e cacciatrice. L’arrivo del più famoso cacciatore del cinema di fantascienza sarà la sua occasione per dimostrarlo. Mi pare chiaro dove voglia andare a parere il film ,no?Il contesto storico e culturale si prestano volentieri.

Naru è stata avventatamente accostata a personaggi femminili forti del cinema di fantascienza come Sarah Connor e Ellen Ripley, protagoniste di film in cui la figura della donna ha molta importanza, e in cui il tema della violenza, del femminismo vengono portati avanti su più livelli, metaforicamente e subliminalmente, vi basti pensare allo “stupro” da parte degli Xenomorfi o al loro design che ricorda i genitali nella saga di Alien, e l’importanza della figura femminile in quanto donna e madre in Terminator, il messaggio è implicito, il più delle volte almeno (“Non capirete mai che cosa significa veramente creare, creare una vita, sentirsela crescere dentro”).

In Prey avviene proprio il contrario. Il sogno di Naru viene detto una, due, cinque, dieci volte di troppo, il tema diventa esplicito e ridondante, quasi stucchevole, capisco anche che in questo modo diretto ed esplicito si voglia sensibilizzare il pubblico su certi temi, nei fatti il più delle volte otteniamo l’effetto contrario, specialmente da chi urla alla “propaganda woke”. Son consapevole che si tratta di un tema delicato e che nemmeno i classici possono fare molto se i limiti poi stanno nella testa del pubblico che guarda, e francamente non so quale delle due sia la soluzione migliore, personalmente preferisco un approccio più vicino ad Alien e Terminator, o per rimanere in tema con un tipo di cinema più recente anche George Miller con il suo Mad Max: Fury Road ha preso una posizione ben precisa ed in modo più che esplicito, forse ancora più di quanto fatto in Prey, mettendo letteralmente da parte Max in favore di Furiosa, e infatti già lì mi lasciava piuttosto perplesso l’accoglienza del pubblico, il problema è che Dan Trachtenberg per quanto bravo non è George Miller, Prey non ha i numeri di Fury Road, è indubbiamente girato bene, dei buoni costumi, il design del nuovo Yautja è ottimo ma che lo si ammetta o meno, “il miglior sequel di Predator” è anche facilmente dimenticabile e andrebbe un po’ ridimensionato.

Classificazione: 3 su 5.
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18 risposte a "Prey di Dan Trachtenberg (2022)"

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  1. Essendo io totalmente assente dai social non sapevo che ci fosse stato tutto questo entusiasmo per il film, ma mi sembra si ripeta identica la dinamica di “The Predator”: per mesi prima della sua uscita tutti erano estasiati e si lanciavano in orgasmatiche dichiarazioni di capolavoro assoluto, poi un secondo dopo l’uscita il film è scomparso, Shane Black ha fatto perdere ogni traccia di sé, tutti i fan che si erano buttati per terra profetizzando il più grande film di Predator della storia umana hanno negato di aver mai saputo della sua uscita, e via, si riparte con il prossimo film. Succede con tutti i franchise, ad ogni nuova uscita è il miglior titolo della saga, poi silenzio, poi si ricomincia.
    Trattandosi di una creatura muta – a parte nei fumetti e romanzi, dove infatti il personaggio ha molte più possibilità interessanti di trama – Predator è un franchise che per forza di cose dà sempre totale attenzione alle “prede”, non esistono film dedicati a lui: gli unici che ci hanno provato sono gli incompresi fratelli Strause con “AVP2”, che hanno scritto l’unica storia cinematografica incentrata su un Predator, le sue usanze, le sue dinamiche e il suo pensare, ma si sono dimenticati che se non spieghi niente lo spettatore non capisce niente, quindi hanno fatto un casino.
    Quindi le storie di Predator si giudicano dalle “prede”, anche perché ogni sceneggiatore di ogni film cambia i Predator a proprio piacimento, inventandosi robe a caso che verranno contraddette dal film successivo, quindi tecnicamente la creatura è un personaggio che non esiste, visto che ne esistono tante versioni quanti sono i film.
    Qui si sono inventati un coso strano che in pratica agisce come Jason di “Venerdì 13”: maciulla la gente senza alcun motivo, dimenticandosi il codice del samurai che ogni Predator segue, il rito di caccia, la sacra funzione del Blooded Warrior, tutti elementi studiati accennati nei primi film, approfonditi negli altri media ma che man mano i film stanno dimenticando, come se la creatura fosse un mostro qualsiasi. Quindi “Prey” è solo un film sul “girl power” che se la prende con una cultura diversa dalla nostra, lontana nel tempo e nello spazio: a noi piacerebbe che altre culture ci dessero dei barbari solo perché non facciamo come loro? No, e allora perché sputiamo giudizi anacronistici sugli altri?
    Comunque è ormai la consuetudine imperante: da almeno due anni TUTTI i Predator nei romanzi sono femmine, dopo 33 anni di pressoché totale assenza di Predator femmine dall’universo espanso, per un motivo semplice: nessuno si è mai voluto infognare nel creare un’intera società Yautja studiandone usi e costumi, gestione della famiglia (chi rimane a casa coi figli se mamma e papà sono a caccia sulla Terra? Ci sono Predator-tate?) e altra roba che verrebbe cancellata dal prodotto successivo.

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    1. In realtà l’entusiasmo per Prey continua, diciamo che sta dividendo, magari non nettamente ma quasi, infatti devo ammettere di averlo condiviso sui social con un pizzico di timore per via della cacca che potevo tirarmi dietro per averne parlato così, e tu dirai che mica lo demolisco, ma visti i precedenti con Obi-Wan Kenobi e altri titoli ci sono andato con i piedi di piombo, non avevo proprio voglia di litigare.

      E si che son d’accordo nel dire che da sempre la storia viene narrata dal punto di vista delle prede ma credo che per il pubblico, quello generalista intendo, i Predator erano già visti come una sorta di Jason spaziale, forse perché a differenza di Alien non poteva contare su una presenza fissa come Ripley, essenzialmente la saga era la sua storia fino a quando Scott non è tornato dicendo che il pallone era suo e ci giovava lui. Ed è per quello che dico in realtà non è nulla di davvero nuovo, ma oggi, nel vedere uno di quei poster fan made di cui parlavi dove si immaginano altre epoche e ambientazioni ho avuto un epifania, magari ci eri arrivato e avevo frainteso io, ma se la preda del titolo non fosse sempre il Predator? Dopotutto è lei che finisce per partire e dargli la caccia, perché essenzialmente le stava sul culo e voleva dimostrare quanto valesse, anche se poi ci fanno capire in tutti i modi che lei non viene percepita come una minaccia con tutto quel discorso sul pensare che non sia una cacciatrice e che questo la rende pericolosa… ma in ogni caso non cambierebbe di una virgola il risultato finale.

      Personalmente non ci ho visto una critica nei confronti di una cultura diversa e lontana dalla nostra, concordo che non ha senso giudicare una cultura antica con la moralità odierna, è solo un modo semplice per criticare quegli atteggiamenti oggi, tutto sommato ci può stare, un non ripetiamo gli errori del passato. E onestamente non capisco bene perché fare un operazione del genere, mi pare chiaro che a differenza di una Miss Marvel il nostro caro Predator non possa fare presa su una teenager, ma questa è la Hollywood ruffiana di oggi, indipendentemente dalla Disney, ci terrei a sottolinearlo.

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      1. Ti capisco benissimo, leggendo la pagina-bio del tuo blog scopro che abbiamo un percorso praticamente identico, quindi da tempo ho smesso di commentare nei social: non ha senso attirarsi così tanto odio continuo che non porta a niente 😛

        Purtroppo sono i pessimi film a far sembrare il Predator un Jason qualsiasi, quando invece l’universo nato dai primi due film lo mostrava l’esatto opposto: è un guerriero tribale che si sottopone ogni anno a un rito sacro che prevede il cacciare prede pericolose, utilizzando un codice morale che gli impedirebbe di fare TUTTO quello che si vede nel film “Prey”. Ma siccome gli sceneggiatori dei film di Predator degli ultimi vent’anni non sanno nulla del personaggio hanno iniziato a prendere derive imbarazzanti, a fargli ammazzare tutto ciò che si muove e a farlo diventare un serial killer pazzo. Se esistessero fan di Predator ci sarebbero state rivolte, siccome nessuno sa niente di Predator, al massimo una volta da ragazzini hanno visto i primi due film, distrattamente, non esiste alcun fan-base: c’è solo gente che passa il tempo a chiedersi “Se Predator si scontrasse con Jeeg Robot chi vincerebbe?”

        Da quel punto di vista “Prey” non è una novità: gli americani insultano sempre le altre culture, anche quando fingono di parlarne bene, ed essendo campioni olimpici di falso storico ci sta che attribuiscano a una cultura lontana nel tempo e nello spazio valori che per noi oggi (si badi, solo oggi, perché ieri non era così) sono importanti. Cioè, non importanti, sono solo trappoloni dei social in cui la Disney non vuole entrare, quindi dice cose che non pensa immaginando così di ingraziarsi i polemici digitali.
        E’ per lo stesso motivo che la Titan books da due anni sto sfornando SOLO Predator femmine nei suoi romanzi, dimenticandosi di dare un motivo a questo cambio radicale. Sono leccate deretaniche che non portano da nessuna parte e distruggono il personaggio, sebbene fosse già morente quando la Disney l’ha raccolto dalla fogna in cui l’aveva buttato Shane Black 😛

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        1. Io non credo nella Disney in quanto società, ma potrebbe benissimo essere la Warner (vedi Harley Quinn simbolo del femminismo indipendente contro gli abusi… mentre magari uccide qualcuno, ok…), Netflix (un buon 90% di ciò che fanno) o qualsiasi altra casa (la nuova serie tv del Signore degli Anelli di Amazon per esempio), quello che fanno lo fanno per marketing indubbiamente, cercano di arruffianarsi nuovi possibili utenti. Per certi versi la storia si ripete, basti pensare alla Marvel Comics anni 70 che guardava ad un bacino di lettori afroamericano, asiatico e appassionati di horror, o al boom della Blacksploitation. Di per sé non c’è niente di sbagliato in questo, ciò che c’è di sbagliato oggi è lo sfruttamento di queste cose per farsi pubblicità cavalcando la polemica, perché lo sanno benissimo che qualsiasi cambiamento genera flame, quindi clic, visite… tutto ciò mi fa veramene schifo.
          Però credo anche nelle persone, dietro a queste società ci sono autori che magari in quello che fanno ci credono sul serio, il problema è che è difficile trovare qualcuno che riesca a rimanere con i piedi per terra e a trattare bene certe tematiche senza banalizzarle, la serie tv di Sandman per esempio riesce ad essere un semi miracolo in tal senso.

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  2. Mi fa sempre sorridere come Ripley, Sarah Connor e Furiosa vengano citate da tanti fenomeni su “Infernet” quando fa loro comodo e dimenticate, quando la nuova eroina d’azione della settimana non piace, senza capire perché quelle tre funzionavano così bene senza essere delle Mary Sue create a tavolino, per il resto già sai, siamo d’accordo 😉 Cheers

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  3. Film divertente, non sarà un capolavoro, ma è sempre un piacere vedere all’opera un Predator 😀 E qui di carne da macello ne trova parecchio! Per il resto, d’accordissimo sul discorso “femminista”

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    1. Il messaggio o la morale femminista del film di per sé non sono sbagliate, chi urla alla propaganda woke dovrebbe semplicemente comprendere che non c’è nessuna propaganda ma solo buon senso. Al massimo possiamo parlare di marketing ruffiano.

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    1. Dicevo, non l’ho ancora visto (questa frase è la mia firma, ormai) e di recensioni ne ho lette poche, ma non ho beccato né quelle entusiastiche, né quelle stroncatrici totali.
      Per lo più sembra che siano piaciute colonna sonora e fotografia, più un minimo sindacale di sangue esposto, dovuto al tema.

      In generale, mi sembra che invece il personaggio della protagonista sia stato poco apprezzato, forse per la continua ripetizione del concetto della discriminazione di genere (quante volte viene ripetuta, una frase su quel tema? Sarei curioso di sapere il numero preciso) ma non escludo che a qualcuno – non quelli di cui ho letto le recensioni, lo voglio specificare – possa dare fastidio la doppia XX fuori dalla cucina. 😅

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      1. Pensavo di averti risposto e invece no. In realtà recensioni che lo stroncano totalmente non ne ho lette nemmeno io, di entusiastiche invece si. Sono più i commenti da social che tendono a stroncare, ma sono usciti allo scoperto piano piano e a qualcuno indubbiamente da fastidio la doppia XX fuori dalla cucina.

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  4. A me è piaciuto ma da lì a dire il miglior sequel di Predator (che per quanto bistrattato per me rimane comunque PREDATOR 2) ce ne passa 😀
    La saga ha indubbiamente dei limiti (il canovaccio è sempre quello), la puoi camuffare come vuoi ma i film risultano sempre ripetitivi e questo purtroppo non è da meno. Per me di fatto rimane un mistero come possa avere un fandom così vasto (e mi ci metto pure io dentro). Ho letto pure io pareri entusiastici sul film e mi fa piacere per il franchise, ma in alcuni casi mi pareva un tantino esagerato.

    Per me il film è carino e funziona. Più simile al primo film in effetti che non alle tamarrate degli ultimi (per fortuna niente cani-Predator, super-Predator o Mecha-Predator). Personalmente non ho sentito tutto questo spingere verso tematiche femministe (il suo arco sarebbe stato simile anche se fosse stato un ragazzo, in quanto “giovane” che deve dimostrare qualcosa). La vera rivoluzione sarebbe stato se avessero introdotto una Yautja femmina.
    Ma te lo immagini? Lì si che i fan avrebbero preso fuoco XD Sarebbero usciti i peggio commenti sui vari social (che comunque se ne leggono di aberranti anche così).

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    1. Il fatto è che è una ragazza e viene sottolineato più e più volte quello che era il ruolo della donna nella società Comanche di allora, anche se stando ad alcune ricerche fatte da Il Moro di Storie da Birreria pare ci siano prove di donne guerriere tra i nativi, fatto sta che mi pare ben evidente la presa di posizione della produzione.

      Ti confesso che invece a me cani e super-Predator non hanno dato alcun fastidio, è un po’ lo stesso discorso che ti facevo taaaanto tempo fa per Star Wars, preferisco vederli osare e provare qualcosa di nuovo o ad espandere un idea semplice, anche scazzando eh, piuttosto che vedere un buon film come questo che in realtà di nuovo non aggiunge nulla.

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      1. No no allora, che volessero spingere verso quel discorso è chiaro, quello che intendevo è che non l’ho sentito così insistente come per altri film. Alcuni dialoghi li avrei evitati ma nella totalità del film mi è pesato meno questa cosa proprio perché era in qualche modo giustificata. Si è visto/sentito anche di molto peggio in altri film.
        Per quanto riguarda le tamarrate le apprezzo anche io (non c’è nessun film di Predator che non mi sia piaciuto veramente*) anche perché la saga fin dal primo sequel ha iniziato a giocare molto su quello, però sarebbe stato strano vederle qui essendo ambientate nel passato. Volendo fare un film più “selvaggio” richiamando il primo film (dichiarazioni loro) dovevano ridurre tutto all’essenziale, un ritorno alle origini e in quel senso diciamo che hanno centrato il bersaglio.

        *tranne la post-credit di THE PREDATOR col Predator-robot. Non so cosa ci avrebbe fatto Shane Black se mai gli avessero lasciato fare un sequel ma per me rimane uno dei momenti più WTF di sempre XD

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          1. Si vede nella mid-credit di The Predator. Non è un robot ma una specie di armatura (con tanto di mitragliatori sulle spalle stile War Machine) che aderisce ad uno degli scienziati. Non c’entrava molto con la trama, credo fosse un rimando ad un eventuale sequel (o forse mi ero perso io qualcosa, possibile).

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