Matrix Resurrections di Lana Wachoski (2022)

Recensione del quarto capitolo di Matrix.

Provate per un attimo a mettervi nei panni di Lana e Lilly Wachowski, tra il 1999 e il 2003 avete realizzato una trilogia divenuta cult, che piaccia o meno il primo Matrix fu un fenomeno, per voi è un capitolo chiuso, non ha più nulla da dire e forse ha pure detto fin troppo con due sequel non esattamente all’altezza, tutto il resto sarebbe stato narrato sotto altre forme, in primis un videogioco, The Matrix Online. La trilogia di Matrix per voi è qualcosa di molto personale, lasciamo perdere il fatto che saccheggi qua e là svariati titoli che la precedevano, era la vostra storia, scritta e diretta da voi, col senno di poi la famosa pillola rossa che ti permette di uscire nel mondo reale per ciò che sei veramente e non schiavo di una sistema può essere intesa come una metafora sulla transessualità.

Un giorno vi contatta la Warner e vi dice che intende realizzare un nuovo capitolo della vostra storia, con o senza di voi. Un po’ vi scazza, vero? Lilly, che già in passato si era espressa su un potenziale ritorno in Matrix definendolo come “un idea particolarmente repellente”, riferendosi alla preferenza degli studios a sequel, reboot e adattamenti rispetto a materiale originale, non ci sta, sua sorella Lana invece accetta.

In Matrix Resurrections Thomas Anderson (Keanu Reeves) è un programmatore di videogiochi, il creatore della serie di Matrix il cui protagonista, Neo, è basato vagamente sulla sua persona. Un giorno il suo partner in affari Smith (Jonathan Groff) gli dice che la società vuole realizzare un nuovo capitolo del videogioco di Matrix, con o senza l’aiuto di Thomas, che considera chiusa la storia.

Vi sembra di avere un deja vu? Tutto nella norma, Lana Wachowski, aiutata questa volta nella scrittura da collaboratori fidati come David Mitchell e da Aleksander Hemon (hanno lavorato insieme a Cloud Atlas, di cui Mitchell è anche l’autore del romanzo originale, e Sense8), realizza una storia metanarrativa in cui esprime tutto il suo disappunto per questa operazione, prendi questo dito medio Warner Bros!
L’idea del signor Anderson programmatore di videogiochi che non riesce a distinguere la finzione da lui creata dalla realtà trovo sia puramente geniale, una critica al sistema Hollywoodiano odierno, che prende un idea e la banalizza. Matrix al di là di tutta quella filosofia spicciola, gli omaggi al cinema orientale e cyberpunk, parlava principalmente di ribellione, di lotta al sistema, e Matrix Resurrections sembra seguire perfettamente questo spirito.

Personalmente non conosco così a fondo le dinamiche cinematografiche, non so bene fino a che punto Lana, seppur armata di buone intenzioni ad honor dell’arte, potesse spingersi senza che i produttori, la Warner o chiunque supervisioni queste cose si rendesse conto che li stesse spernacchiando, e nemmeno a metà film alla fine è costretta a dargli proprio ciò che vogliono, ad un certo punto Matrix Resurrections diventa a tutti gli effetti ciò che sta criticando, un banale e superfluo sequel carico di nostalgia e citazioni facili, con un finale che si lascia pure aperta la porta per ulteriori seguiti, che visti i pessimi risultati al botteghino dubito ci sarà mai, il prossimo passo sarà il reboot, lo sappiamo tutti, che ci piaccia o meno, spero solo che arrivi il più tardi possibile.

Per quanto mi riguarda se Matrix Resurrections fosse stato interamente un film metanarrativo con un Thomas Anderson schizofrenico, ovvero un film solamente camuffato da sequel, avrebbe vinto tutto. Poteva essere l’antisequel, il Birdman dei sequel se capite cosa voglio dire, poi sarebbe piaciuto a me e a poche altre persone sul pianeta, un flop sicuro ma almeno ci saremmo trovati tra le mani un bel film.
Invece così non riesce ad essere né l’uno né l’altro ma una forma ibrida a metà tra la critica al sistema e al farne parte consapevolmente, quindi cosa decidi di essere? Pillola blu o pillola rossa? Nell’indecisione non ti rimane in mano niente, a sto punto non so quanto ne sia valsa la pena per Lily e compagnia, forse era meglio fare come James Cameron con Terminator e lasciar andare la propria creatura.

Classificazione: 2.5 su 5.
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8 risposte a "Matrix Resurrections di Lana Wachoski (2022)"

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  1. Nemmeno a me è piaciuto, ho apprezzato un po’ il finale, però: nonostante Neo finisca un po’ depotenziato rispetto a Trinity nelle ultime scene, in conclusione diventano totalmente pari.
    In una produzione Disney, due volte su tre Neo sarebbe finito a fare il valletto di Trinity 😛
    Detto ciò, superfluo quasi quanto il secondo film 😅

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  2. A me convinceva poco l’idea di un sequel con Neo protagonista, 1) perché era morto e la sua storia era finita (e le resurrezioni non mi fanno impazzire) 2) perché Matrix è un universo talmente versatile che potevano farci qualsiasi cosa (come visto nei fumetti o negli anime) e invece stavano optando per un banalissimo sequel. Potevano fare anche un reboot e collegarlo in qualche modo alla trilogia originale (di fatto quello che vedevamo era il settimo tentativo di creare Matrix e quindi Neo il settimo eletto) invece no, sequel.
    Quando poi è uscito e ho visto tutta quella storia della metanarratività, le critiche a Hollywood e agli stessi sequel/reboot devo ammettere di esserne rimasto piacevolmente sorpreso. Un’idea carina che però rimane quello: un’idea carina.
    Il resto di una banalità deludente, scene d’azione in primis (non ce n’è una che si salvi…evidentemente quelle le curava Lily) . Non che mi abbia fatto così schifo come film e non che avessi chissà quali aspettative. Però insomma, l’idea iniziale era anche carina per un episodio di Black Mirror ma come sequel…non si chiamasse “Matrix” finirebbe nel dimenticatoio nel giro di poco.

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  3. Un disastro annunciato. Meno male che non son andata a vederlo al cinema. Non capisco perchè insistere a fare sequel di tanti film che la loro fine l’hanno avuta. Voleva essere una bomba commerciale ma è implosa in 5 minuti. Una noia mortale da dimenticare.

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