Wolverine: Black, White and Blood

Recensione dell’antologia di storie in bianco, nero e rosso di Wolverine.

In principio era Batman: Black and White, antologia di storie brevi con protagonista Batman concepite rigorosamente in bianco e nero, in controtendenza ai colori del fumetto mainstream made in USA. Chiaramente non si sono inventati niente ma la serie fu un buon successo, tanto da farne un revival un ventennio abbondante dopo. Nell’estate del 2020 la DC Comics ha la brillante idea di replicare la formula ad un altro personaggio, Harley Quinn, adattandosi alla tricromia della sua estetica, bianco, nero e rosso.
Alla Marvel evidentemente l’idea piace e praticamente subito si mette al lavoro per mettere insieme un team di autori per realizzare la miniserie Wolverine: Black, White and Blood.

Miniserie di 4 numeri usciti a inizio 2021 negli USA e pubblicato in Italia in albo dal grande formato 23,4 x 33 per mettere in risalto i disegni, personalmente lo ritengo eccessivamente grande ma son gusti (sacrifica molto in praticità e comodità e fatica a trovare un suo spazio ideale in libreria).

Dodici storie brevi, dodici modi di intendere il bianco e nero, da chi predilige il classico bianco e nero (come Greg Land, Jorge Fortes, Chris Bachalo e Paulo Siquera) a chi usa tonalità di grigio (Andy Kubert, Salvador Larroca e praticamente tutti gli altri), dodici modi di intendere la tricromia e ovviamente dodici sfumature dello stesso Wolverine, che appare praticamente in tutte le versioni canoniche del personaggio.
Le storie contenute in questo volume toccano momenti, luoghi e personaggi tipici della sua mitologia, si parte dal progetto Arma X per passare dal Giappone, Madripoor e la Terra Selvaggia, per affrontare Sabretooth, Silver Samurai, Wendigo, Mystica, i Reavers, ecc.. Non mancano anche personaggi creati per l’occasione ma comparsate di altri eroi, tipo Cosmic Ghost Rider che Donny Cates sembra non riuscire proprio a fare a meno di inserire un po’ ovunque.

Non si tratta di storie imprescindibili, direi che è più un modo per far “giocare” i disegnatori e sperimentare ma funziona, e lo fa alla grande, il grande formato permette di mettere in risalto le tavole, specialmente le splash page come quella che trovate in apertura dell’articolo firmata da Andy Kubert. E le storie, seppur non aggiungano davvero nulla al personaggio, sono semplici ma efficaci ma è anche vero che ho un debole per queste storie brevi e autoconclusive, tanto da voler recuperare anche gli altri volumi della linea Black, White and Blood.

Classificazione: 3.5 su 5.

2 risposte a "Wolverine: Black, White and Blood"

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