Neon Genesis Evangelion – Recensione

Dopo anni abbiamo deciso di a riaffrontare nuovamente la saga di Neon Genesis Evangelion, in realtà ci avevamo già provato quando venne aggiunta al catalogo Netflix con il nuovo doppiaggio curato da Gualtiero Cannarsi, non facemmo nemmeno in tempo a raggiungere il quarto episodio che a Neon Genesis Maparlacomemangi venne tolta la traccia in italiano dopo la valanga di critiche che il pubblico rivolse al colosso streaming.
C’è voluto oltre un anno per un nuovo doppiaggio (in) italiano.
Personalmente pensavo sarebbe stato più complicato, specialmente nella sua seconda intricatissima parte, e invece no, senza troppi giri di parole mi sento di dire che Evangelion è un piccolo capolavoro dell’animazione giapponese e della fantascienza, e sappiate che non uso termini come capolavoro tanto facilmente.

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My Hero Academia stagione 2 – Recensione

Speravo che con la seconda stagione My Hero Academia aggiustasse un po’ il tiro su alcuni aspetti che mi avevano lasciato perplesso dei primi episodi ma così non è stato e a questo punto dubito migliorerà mai, ce ne faremo una ragione e vedremo di prenderlo così com’é.

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Animatrix – Recensione

Non si può proprio dire che Lili e Lana Wachoski non avessero pensato in grande per il franchise di Matrix, così come la Warner Bros. non si può dire che non ci avessero creduto.
Matrix non fu solo un evento cinematografico ma un vero e proprio progetto crossmediale.
Poco dopo l’uscita di Matrix Reloaded uscì per il mercato home video Animatrix, raccolta di cortometraggi animati basati sul mondo di Matrix.

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Transformers: War for Cybertron Trilogy – Il sorgere della Terra

Ho visto Transformers: War for Cybertron: il sorgere della Terra (Earthrise) e la mia vita è uguale a prima. Chiariamoci, mi fa sempre piacere che vengano prodotte serie sui Transformers, specialmente se ispirate alle prima generazione dei robot trasformabili ma non posso nemmeno far finta che la noia non regni sovrana.

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My Hero Academia stagione 1 – Recensione

Devo confessare che la premessa de “la storia di come sono diventato il più grande dei supereroi” non mi facesse esattamente impazzire. Sarebbe come sentire Superman o Capitan America autocelebrarsi, non esiste proprio che un supereroe si definisca così da solo, ma in Giappone in questi battle shonen dell’ultimo ventennio se non sogni di diventare il migliore in qualcosa non sei nessuno, tutta colpa di One Piece e il suo “voglio diventare il Re dei Pirati!”, e My Hero Academia non può essere da meno, cioè poteva ma non vuole.
La prima stagione doppiata dell’anime tratto dal manga di Kohei Horikoshi è arrivata sul catalogo Netflix da qualche settimana, dopo essere stata trasmessa diversi mesi fa in chiaro da Italia 2, ed essendo composta da una dozzina di episodi mi son detto, perché no?

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Mobile Suit Gundam

Mobile Suit Gundman 1979

Non avevo mai visto il famosissimo anime Mobile Suit Gundam, anzi a dirla tutta il mio approccio con il franchise si limitava solo ai manga ispirati a Gundam Wing, ben più recente dell’anime originale e completamente slegato da esso. Lo so, per un appassionato di anime e manga è una grossa lacuna, ma di recente grazie al servizio streaming Prime Video ho potuto rimediare e ho finito per appassionarmici pur senza perderci la testa.

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Death Parade – Un barman alla ricerca dell’umanità

Death Parade cover box Dynit

Lo studio d’animazione giapponese Madhouse ci ha abituato a serie di alto livello, almeno da un punto di vista puramente delle animazioni, basti pensare a titoli come Death Note, Nana e One-Punch Man. E Death Parade non è da meno. L’anime del 2015 scritto e ideato da Yuzuru Tachikawa sembra proprio voler unire i temi psicologici legati all’aldilà di Death Note ai punkettoni di Nana. Ma di che parla Death Parade? Protagonista della storia è Decim, barman del Quindecim, giudice incaricato di giudicare le anime dei defunti per stabilire la loro destinazione: la reincarnazione o il vuoto. I verdetto di questi giudici dal look appariscente avviene attraverso il Death Game, all’apparenza dei semplici giochi come una partita a freccette o bowling ma in reltà al limite del sadico in cui gli ancora ignari defunti scoprono man mano di essere morti e talvolta mostrano l’oscurità che si nasconde nel loro animo, stimolati proprio dai giochi. Decim e gli altri giudici sono freddi e distaccati, non sanno cosa siano la morte e le emozioni, insomma sarebbero dei Giudici perfetti per Mega City One.
Ma come possono giudicare le anime dei defunti se non conoscono le emozioni?

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