Terminator 3: le macchine ribelli – Recensione

Terminator 3 locandina

Ho rivisto Terminator 3: le macchine ribelli armato di buone intenzioni, speranzoso di rivalutarlo in meglio rispetto al passato ma nel momento in cui la Terminatrix ha iniziato a collegarsi ad internet tramite un cellulare simulando il suono della connessione 56k, che i più giovani probabilmente nemmeno conoscono, ho capito che c’era qualcosa di profondamente sbagliato in questo film, solo che ancora non avevo capito quanto.
La storia dietro alla realizzazione del terzo episodio di Terminator inizia subito dopo il successo di Terminator 2 ma per una lotta sui diritti del franchise troppo lunga da spiegare il progetto prese il via concretamente solo nel 1999, per le riprese invece si è aspettato il nuovo millennio. Terminator 3: Rise of the Machine, tradotto inspiegabilmente con le macchie ribelli in Italia, uscì nel 2003, dodici anni dopo T2, per la regia di Jonathan Mostow in quanto James Cameron si disse non più interessato al progetto un po’ perché sentiva di aver dato e detto tutto della storia da lui creata, un po’ perché infastidito dal fatto che la sua creatura gli fosse stata sottratta e molto probabilmente perché ancora impegnato a contare i soldi guadagnati con il suo ultimo film.

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