Transformers: War for Cybertron – Il Regno

Con la terza e ultima parte intitolata Il Regno, così come è iniziato si è concluso Transformers: War for Cybertron, nell’indifferenza più totale, anche da parte dei fan duri e puri. Nemmeno per dire che faccia schifo, che gli ha rovinato l’infanzia e altre scemenze del genere, insomma nemmeno per farsi carico d’odio come le recenti serie dei Masters of the Universe, per rimanere in tema di icone anni ’80. Ed è davvero strano, perché alla fine non si parla di un franchise morto e poi risorto, non proprio almeno, da quando sono nati i Transformers non si sono mai fermati per davvero, han cambiato forma, hanno avuto più incarnazioni, ma sono sempre rimasti nell’immaginario collettivo, per fare ancora un confronto con i MotU He-Man, Skeletor e compagnia bella sono più rimasti per un cerchio ristretto di persone, anche per via dei film di Michael Bay che vanno dal pessimo al passabile, al massimo godibile, ma sono pure sempre popolari.
Non è servito a niente nemmeno l’effetto nostalgia tanto in voga negli ultimi anni, dopotutto si parlava di una nuova versione più matura dei classici Transformers, quelli della Generation 1 e nella terza parte han giocato anche la carte dei Beast Wars! Niente, War for Cybertron si è rivelato un fallimento, incapace non solo di intrattenere ma anche di generare un qualsiasi sentimento, che fosse odio o amore.
Personalmente penso che il Regno risollevi un po’ la qualità generale della serie, ma è poca roba nel complesso e comunque non supera la sufficienza.
Questo post prossimamente verrà cancellato, al suo posto ne pubblicherò uno solo per l’intera trilogia, l’idea è quella di riguardare la serie tutta di fila, magari così ne guadagna. Vedremo se avrò la voglia e soprattutto la forza per farlo, prima che la noia prenda il sopravvento nuovamente.

Classificazione: 3 su 5.
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Transformers Generation 2: i giocattoli del 1995 parte 1 – Autobot

Finite le ricolorazioni dei personaggi anni ’80 il 1995 per i Transformers: Generation 2 vide l’introduzione di modelli totalmente nuovi… o una ricolorazione dei modelli usciti lo stesso anno! Infatti fu il primo anno in cui Hasbro utilizzò ampi redeco sulla stessa linea come procedura, oltre a utilizzare i nomi dei personaggi più famosi su modelli dalla dubbia somiglianza con l’originale solo allo scopo di mantenere i diritti su di essi.
Vennero però migliorate ulteriormente le articolazioni nei modelli Laser Rods e Cyberjets, introducendo le articolazioni a sfera che da lì in poi sono diventati uno standard nei Transformers, arrivando ai giorni nostri.
Ma fu anche l’ultimo anno della Generation 2 e molti modelli annunciati furono cancellati.
Hasbro aveva di recente acquisito la Kenner e decisero di portare il franchise dei Transformers verso nuove direzioni con l’intenzione di rivitalizzarne il concept apparentemente divenuto stanco nel tempo.

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Transformers Generation 2: i giocattoli del 1994 parte 1 – Autobot

Al suo secondo anno la linea Transformers: Generation 2 si allargava e si faceva più ambiziosa. Ai redeco dei combiner si affiancavano nuovi stampi completamente nuovi con nuove gimmick, inoltre vedevano l’introduzione di caratteristiche che sarebbero diventati degli standard nei Transformers, come le articolazioni migliorate.

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Transformers Generation 2: i giocattoli del 1993 parte 1 – Autobot

A soli due anni dalla chiusura della linea originale dei Transformers Hasbro decise di rilanciare il franchise con Transformers: Generation 2. L’azienda sperava di riconquistare pubblico e successo perso col tempo, con un mix di personaggi popolari, classici e nuovi personaggi con colori sgargianti in pieno stile anni ’90 e nuovi espedienti.
La linea Generation 2 venne rilasciata quasi in contemporanea sul mercato statunitense ed europeo ma in Giappone non videro la luce prima del 1995.
La prima linea Generation 2 risale al 1993 e comprendeva per lo più personaggi classici ricolorati e dotati di nuovi accessori affiancati a nuovi modelli rilasciati nello stesso anno per il mercato europeo.

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I Transformers a fumetti: l’epoca DreamWave

Transformers: Generation One

Dopo la conclusione di Transformers: Generation 2 della Marvel Comics nel 1994 i Transformers sparirono dagli scaffali delle fumetterie.
Nel 2000 sulle pagine della nota rivista di settore Wizard venne pubblicato un articolo dedicato ad interpretazioni moderne di diverse serie e properties anni ’80, titoli come Masters of the Universe, Thundercats e G.I.Joe venivano reinterpretati da artisti come Ed McGuinness, Jim Cheung e J.Scott Campbell. All’appello non potevano di certo mancare i Transformers la cui interpretazione venne fornita dal disegnatore Pat Lee, fondatore della DreamWave Productions, studio canadese creato dallo stesso Lee con suo fratello Roger nel 1996 come etichetta sotto la Image Comics.
Con uno stile moderno che senza nasconderlo strizzava l’occhio ai mecha di manga e anime giapponesi colpì notevolmente il fandom e pochi mesi dopo l’artista ebbe nuovamente la possibilità di disegnare ancora i Transformers sempre sulle pagine di Wizard in un articolo intitolato come disegnare i mecha.

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Transformers: l’ultimo cavaliere – Recensione

Dopo un lungo tira e molla iniziato nel 2011 con Transformers 3 Michael Bay torna nuovamente alla regia dei robot alieni trasformabili con un quinto film intitolato Transformers: l’ultimo cavaliere (The Last Knight). Ma state tranquilli, a mettere fine a questa tormentata relazione ci pensò il semi flop al box office.

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Transformers: l’era dell’estinzione – Recensione

Non credo che Michael Bay con Transformers: l’era dell’estinzione si riferisse all’annientamento dei suoi spettatori anche se poi il risultato è stato un po’ quello, perché dopo quasi tre interminabili ore è un po’ quello che desideri, la fine, in un modo o nell’altro.
Il quarto film dei Transformers arriva nei cinema nell’estate del 2014, tre anni dopo Dark of the Moon, con addosso una notevole voglia di rinnovare il franchise che ahimé non si è concretizzata del tutto.

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