Iron Man 3 – Recensione

im3_864x1280_exclusiveTitolo originale: Iron Man 3
Anno: 2013
Regia: Shane Black
Sceneggiatura: Shane Black, Drew Pearce

Cast:
Robert Downey Jr.: Tony Stark/Iron Man
Gwyneth Paltrow: Pepper Potts
Don Cheadle: James Rhodes/Iron Patriot
Guy Pearce: Aldrich Killian
Ben Kingsley: Mandarino
Jon Favreau: Happy Hogan
Rebecca Hall: Maya Hansen

 

Sei grosso con l’armatura, senza quella cosa sei? chiedeva Steve Rogers alias Captain America a Tony Stark in The Avengers. La risposta allora fu un genio, miliardario, playboy, finaltropo. Tutto vero. Ma non si ferma qui, e la vera risposta arriva con Iron Man 3.

Il terzo capitolo della serie dedicata al vendicatore in armatura porta con se alcuni cambiamenti con l’arrivo del regista Shane Black (gia sceneggiatore di diversi film d’azione come Last Action Hero, L’ultimo boyscout ma soprattutto la quadrilogia di Arma Letale) al posto di Jon Fevreau che continua a collaborare alla pellicola nei panni di attore nel ruolo di Happy Hogan. Il film inizia dopo gli eventi di The Avengers ma affonda le proprie radici nel passato di Tony Stark (è lui stesso in apertura a dire “noi creiamo i nostri demoni”) e mostra subito come i toni si siano fatti più seri, ma non troppo, a dispetto di chi si aspettava un film sulla falsariga del Cavaliere Oscuro di Nolan (nonostante le chiare dichiarazioni del regista in merito), mantenendo lo spirito che ne aveva sancito il successo

Ispirato liberamente imagesal ciclo Extremis del 2006, scritto da Warren Ellis ed illustrato da Adi Granov, Iron Man 3 si dimostra più introspettivo rispetto ai precedenti capitoli concentrandosi maggiormente sulla figura di Stark e meno sul suo alter ego corazzato, e toccando temi sempre attuali come il terrorismo.

La minaccia del terrorismo arriva sotto forma del Mandarino, storica nemesi di Iron Man, qui nelle vesti di una sorta di Osama Bin Laden a capo del gruppo terroristico I 10 Anelli, gia apparsi nel primo film della serie, interpretato da un ottimo Ben Kingsley decisamente credibile nei suoi video messaggi di minacce all’America e alla loro idea di governo, su tutti il discorso sullo sterminio degli Indiani Cheyenne da parte dell’esercito americano nel 1864. Attraverso i messaggi del Mandarino Shane Black lancia una forte critica sull’ipocrisia delle azioni militari antiterrorismo del governo USA, sempre pronto ad attaccare altri stati più poveri senza fare un minimo di autocritica per capire le vere cause che stanno dietro a certe problematiche, e ammettere un minimo di responsabilità.

Coinvolti nel piano del misterioso Mandarino due personaggi che arrivano dal passato, nello specifico dal capodanno 1999 a Berna, Svizzera (episodio appena accennato nel primo film dal professor Yinsen nuovamente presente per un cameo). In quell’occasione Stark sente per la prima volta parlare di Extremis e delle sue possibili applicazioni dalla dottoressa Maya Hansen (Rebecca Hall) con la quale avrà una notte d’amore e incontrerà per la prima volta Aldrich Killian (Guy Pearce), scienziato a capo del progetto AIM, che vedendosi ignorare da Stark deciderà di apportare notevoli modifiche al proprio modo di agire portando gravi conseguenze. Così come gli stati uniti hanno creato i propri demoni, Stark ha creato i suoi.IRON MAN 3
Killian inizialmente crede davvero che Stark possa accettare la proposta di entrare in società con lui, ma dopo aver aspettato per più di un’ora nel luogo prestabilito il famoso “scienziato/palyboy” e senza nulla di fatto, Killian non solo rimane deluso dalla superficialità di Stark ma ciò gli procura quella scintilla d’ispirazione che forse egli cercava proprio in quello che poteva essere il loro incontro. Mentre il mondo festeggia il nuovo millennio, il giovane scienziato si accorge di come sia invisibile agli occhi del mondo, di come l’anonimato mentre il mondo pensa ad altro ed è occupato in altre cose non gli possa realmente nuocere o creare un’emarginazione sentimentale e sociale, ma di come gli possa procurare un’emarginazione necessaria a se stesso e ai propri scopi. Tony Stark non solo è bravo a dare buca agli appuntamenti “importanti” ma da noto Playboy ,appunto, non è nemmeno bravo ad impegnarsi o a dire addio ad una donna. L’addio a Maya Hansen dopo una notte di “disinteressata scienza ” e interessata fisicità sembra più un volersi liberare di qualcuno che ha talento ma non abbastanza da prendere e prendersi sul serio. L’eroe dovrà pagare anche questo.
La mattina successiva le due anime profondamente ferite, disperate e in cerca di approvazione di Maya e Killian s’incontrano e danno vita a qualcosa che non è più il semplice piacere della scoperta e la condivisione col mondo di quanto la mente umana unita alla natura e alla materia possa rendere la vita migliore. Extremis diventa l’assicurazione al potere assoluto di Aldrich Killian, il suo anonimato, il poter distruggere e creare assieme, dare vita alla domanda e all’offerta nel mondo delle armi,della guerra e della medicina, per Maya invece diventa una semplice ossessione. I due finiscono per sfruttarsi a vicenda. Killian sfrutta le conoscenze di Maya per utilizzare la sua formula su persone precedentemente invalide rimettendole “a posto” e potenziandole come delle vere e proprie armi, profondamente disumane. Maya invece sfrutta il suo socio finanziariamente per progredire nella scoperta della sua “creatura” , per perfezionarla, rendendosi conto però che nelle mani di Killian, Extremis diverrà solo un’arma finanziaria, tutto il bene che avrebbe voluto fare alle stesse persone che adesso esplodono e si rigenerano come niente, non è più significativo, tutto il suo talento era davvero sprecato. Tony aveva ragione alla fine.iron_man_3_trailer_25
Eppure il parallelismo fra i tre scienziati in questione nella pellicola è puramente voluto, poichè anche il protagonista non è esente né dall’ambizione di Killian né dall’ossessione e dal senso di vuoto di Maya, anche la “creatura” di Tony, la sua armatura da “eroe” finisce per far diventare lui stesso solo un burattino, un arto di essa. Dopo l’esperienza oltre il limite vissuta a New York (nello splendido Avengers di Joss Whedon) pensa che solo la sua scoperta lo renda speciale, solo la sua armatura lo rende “super” fra dei scandinavi, supersoldati, giganti verdi troppo arrabbiati e alieni. La critica all’uomo, alla scienza e perché no anche all’economia globale che la finanzia, nel film sembra quasi accennata, eppure fungendo da elemento collante della storia pesa come un macigno agli occhi dello spettatore, diventa qualcosa di palpabile, di vivo. Tra l’esempio del primo missile lanciato in guerra citato in un bellissimo dialogo tra Maya Hansen e Pepper Potts e gli attacchi di panico di Tony ci troviamo di fronte a quanto sia grave la responsabilità dell’uomo e degli uomini di potere della società di fronte ad un uso sbagliato della scienza e della tecnologia. Il puro sfruttamento capitalista verso chi può creare qualunque cosa quasi come Dio, senza però lasciare esente dalla critica anche chi “fa sfruttare” se stesso per il male di molti dimenticando la purezza e l’etica della propria missione.

Nel corso della storia il playboy sconfitto e privato delle proprie armi deve riscoprire cosa lo rende un eroe. Ad aiutarlo nell’impresa c’è il giovane Harley, un ragazzino abbandonato anni prima dal padre, con il quale Tony non instaura, come verrebbe banalmente da aspettarsi, un rapporto padre-figlio ma un rapporto eroe-spalla che quasi fa da parodia a quei clichè.
Riscoperte le proprie qualità Stark si getta al centro dell’azione, prima da solo e poi in coppia con il suo amico Rhodey (Don Cheadle), la cui armatura War Machine è stata trasformata in un più rassicurante Iron Patriot. iron-man3
Purtroppo come gia nel precedente episodio la sua parte, soprattutto in armatura, è un pò sacrificata per dare spazio al resto della trama ma poco importa. Black deve essersi divertito molto nella sequenza finale a proporci la strana coppia Stark/Rhodey, non a caso autocitanto e omaggiando Mel Gibson e Danny Glover, protagonisti di Arma Letale, qui proposti in salsa supereroi. A questo segue il conflitto finale con il villain, in una vera festa per gli occhi  che va a rimediare alla fin troppo breve lotta di Iron Man 2, impossibile non rimanere meravigliato da questa piccola guerra tra superuomini e armature, il protocollo festino, frutto delle tanti notti insonni di Stark.iron-man-3-iron-men
Come gia successo nel film del 2008 il ruolo di Pepper sarà fondamentale nella vittoria, e totalmente inaspettato.
Questo percorso porterà Stark alla consapevolezza delle doti che ne fanno un eroe, che fanno di lui Iron Man, non l’indossare un armatura ma l’averla creata. A fare la differenza è l’uomo dentro l’armatura e non viceversa. [ATTENZIONE SPOILER]Questa consapevolezza viene anche simboleggiata dalla rimozione del congegno nel petto di Stark, che fino a quel momento non ha fatto altro che ingannare se stesso credendo di dover dipendere da esso per poter essere un supereroe, e a quanto pare ha ingannato anche gran parte degli spettatori ancora convinti che senza quello l’armatura non possa funzionare ma i più attenti ricorderanno che le armature sono autoalimentate gia dall’episodio precedente[FINE SPOILER]

Uno dei migliori cinecomics Marvel Studios, forse il migliore della trilogia di Iron Man, putroppo sottovalutato e incompreso da parte del pubblico, capace di affrontare temi seri ma senza prendersi troppo sul serio, mescolando alla perfezione introspezione ed umorismo, senza gli eccessi a volte fuoriluogo del precedente capitolo, e dei risvolti decisamente inaspettati. Dopo The Avengers pareva impossibile da parte dei Marvel Studios superarsi, ma se queste sono le premesse per la Fase 2 non possiamo far altro che aspettarci grandissime cose da Thor: The Dark World e da Captain America: il Soldato d’Inverno, senza dimenticarci dei Guardiani della Galassia. Ma soprattutto The Avengers 2: Age of Ultron con il ritorno di Tony Stark/Iron Man.

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2 thoughts on “Iron Man 3 – Recensione

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