Prison Break stagione 5 – Mini recensione

prison-break-5Prison Break fu per me una serie molto importante. Andata in onda tra il 2004 e il 2009 la serie originale creata da Paul Scheuring fu la mia prima serie tv di una certa importanza, uscita in un epoca in cui ancora le serie tv non erano un qualcosa di culto seguite da così tante persone ma stavano iniziando ad esserlo. Fu una grandissima serie, amata da molti e conclusasi naturalmente dopo sole quattro stagioni.

Dopo otto anni dalla conclusione della serie i fratelli Michael Scofield e Lincoln Burrows son tornati per una quinta stagione revival composta da soli 9 episodi che devo ammettere avermi lasciato sentimenti contrastanti.

Non che ci sia qualcosa che non vada per davvero in questo sequel, tutti gli ingredienti che fecero grande Prison Break li ritroviamo qua a partire dalla storica sigla di Ramin Djawadi. Eppure dopo un iniziale effetto nostalgia è venuto a mancare un po’ quel coinvolgimento che provavo all’epoca della messa in onda della serie originale. Il fatto è che Prison Break non era una serie la cui idea permettesse realmente di portare avanti per tanti anni uno show senza cadere nel ripetitivo; l’evasione, la caccia all’uomo e infine la sconfitta della Compagnia dietro la cospirazione. Fine. Già la terza stagione ambientata nel carcere di Sona era qualcosa di superfluo per quanto mi riguarda ma per fortuna andò in onda nel periodo dello sciopero degli sceneggiatori e la stagione durò meno episodi del previsto. Tornare nel mondo di Prison Break, ribaltare il finale della serie originale portandoci dentro all’ennesima cospirazione… boh, mi sembra fin troppo, un voler prolungare il tutto, senza aggiungere nulla di nuovo.

Non basta il ribaltamento dei ruoli con il redivivo Michael (Wentworth Miller) in prigione nello Yemen (in piena guerra civile con tanto di estremisti islamici in stile Isis) e Lincoln (Dominic Purcell) intenzionato a salvarlo, anche perché non è nulla di nuovo dato che accaddeva lo stesso già nella terza stagione. Manca quindi qualcosa che possa davvero rendere più interessante la serie oltre alla nostalgia derivata dal vedere situazioni e facce a noi familiari che in alcuni casi mi pare siano stati inseriti senza un vero e proprio ruolo ma semplicemente perché dovevano esserci, certo sarei un bugiardo nel dire che non mi ha fatto piacere rivedere Sucre (che inspiegabilmente non nomina mai sua moglie), C-Note e persino quel bastardo di T-Bag.

Inoltre i pochi episodi che compongono questo sequel non permettono di sviluppare come si deve gli eventi che danno a volte l’impressione di essere fin troppo affrettati e i nuovi personaggi che han davvero pochissimo spazio, anche se il coreano fissato con Freddy Mercury aveva un gran potenziale.

La quinta stagione di Prison Break tutto sommato è una serie che si lascia guardare, intrattiene e tiene col fiato sospeso esattamente come la serie originale ma che non offre nulla di nuovo.

Quindi perché vedere questo sequel? Per poter assistere finalmente a quel finale che Michael dopo tante peripezie si è sempre meritato nella speranza che i produttori non decidano mai di andare oltre perché stravolgere nuovamente la vita dei protagonisti buttandoli nell’ennesimo complotto con evasione sarebbe solo ridicolo.

12 pensieri su “Prison Break stagione 5 – Mini recensione

  1. Mi piaceva “Prison Break” la prima stagione era una discreta bomba, poi è andata in calando, e ho anche faticato a terminarla. Non mi sono lanciato su questo sequel, non mi attiravo moltissimo lo ammetto, ma mi sono letto di gusto il tuo parere, mi hai confermato che posso tranquillamente continuare a saltarlo 😉 Cheers!

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    • A me piacque molto anche la seconda, Alex Mahone era un gran personaggio, ma la prima stagione rimane insuperabile, sarà per la vita carceraria e il piano impossibile di fuga. Le altre due effettivamente un po’ tirate ma nel complesso rimane una buona serie.

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  2. Anche io ho fatto fatica ad arrivare in fondo alla quarta… ho meditato di recuperarla, ma per adesso non ho trovato lo stimolo giusto. Peccato, perché all’inizio mi piaceva molto 🙂

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