John Wick: ovvero come creare un icona

John Wick 2

Mentre al cinema impazza John Wick 3: Parabellum qui a casa Omniverso abbiamo recuperato i primi due capitoli della saga. Parliamone.

A dirla tutta fino a poco tempo fa non ne sapevo molto di questo John Wick (si, lo so, sono una brutta persona), lo conoscevo per lo più per le tante meme che giravano su Facebook, in particolare quelle legate a Thanos. Ma qualche giorno fa ho avuto modo di recuperare John Wick (2014) e John Wick Chapter 2 (2017) entrambi diretti da Chad Strahelski, alla regia anche di Parabellum e si spera anche del prossimo (si, ci sarà un quarto film), ed interpretati da Keanu Reeves. Esagero nel dire che la saga di John Wick è la miglior saga cinematografica d’azione degli ultimi, boh, 10 anni?

Strahelski debutta alla regia proprio con il primo John Wick nel 2014 ma non è nuovo al mondo del cinema action, anzi. Stuntman, controfigura, attore, produttore, artista marziale e coordinatore degli stunt. Ha lavorato in un sacco di produzioni cinematografiche action di un certo livello: Point Break, Il Corvo, la trilogia di Matrix, Fuga da Los Angeles, Spider-Man 2, V For Vendetta, 300, Constantine, alcuni X-Men, Hunger Games, e tanti altri. Insomma uno che con le scene d’azione ci sa fare, e si vede. Molti di questi film sono accomunati dalla presenza di Keanu Reeves nel ruolo di protagonista, Man of Tai Chi è pure diretto dallo stesso Eletto, per cui non mi stupisce molto ritrovarlo anche qui nei panni di John, come direbbe Cassidy de La Bara Volante, tenete l’icona aperta su questo che ci torniamo dopo. (Perdonami Cass)

Ma perché vi dico che è la miglior saga action degli ultimi 10 anni?

Per rispondere prima devo dirvi di cosa parla. (seguono spoiler ma direi che giunti al terzo capitolo ormai non siano più da considerarsi tali)

Un uomo perde la moglie, l’amore della sua vita, a causa di un male incurabile. Quest’uomo dopo il funerale riceve un ultimo regalo dalla moglie, una cagnolina, così da avere qualcuno ancora da amare, perché la sua bella macchina, una Mustang, non vale. L’uomo ci si affeziona subito. Mentre fa benzina l’uomo incontra dei ragazzi russi, uno in particolare è molto interessato alla sua auto, la vorrebbe comprare, ma l’uomo rifiuta duramente. I ragazzi russi però lo seguono e nella notte si introducono in casa sua, lo picchiano brutalmente, gli ammazzano il cane e gli rubano la macchina. Yosef, figlio del boss locale, non sa la cazzata che ha fatto e sarà proprio suo padre a dirglielo, perché quell’uomo, anzi quel “cazzo di nessuno” è John Wick, Baba Yaga, “l’uomo nero”, ma John non era esattamente “l’uomo nero”, era quello che mandavi ad uccidere il fottuto “uomo nero”, John è concentrazione pura, impegno totale, volontà ferrea.

Sarà una strage.

Il tema della vendetta è un classico dei film d’azione ma John Wick non è il classico film d’azione anche se all’apparenza può sembrarlo. Non voglio passare per un esperto del genere ma mi pare che negli ultimi anni i film d’azione siano stati un po’ sostituiti dai film dei supereroi, genere che in qualche modo lo stesso Keanu Reeves ha contribuito a far nascere, Matrix in qualche modo ha aperto la strada al genere, non che siano mancati action “puri” nel frattempo, basti pensare alla trilogia di Taken con Liam Neeson la cui idea di base non è poi così distante da John Wick, alla saga di Fast and Furious che però fa un po’ genere a sè, e a qualsiasi film interpretato da The Rock.

Ma mancava qualcosa che fosse davvero iconico, riconoscibile al volo.

A metà tra un videogiocone e un fumettone John Wick riesce ad esserlo. Videogiocone per come vengono gestite le varie sparatorie, John ha una mira tanto precisa da essere sovrumana e i suoi caricatori sembrano infiniti, così come i suoi avversari, a volte mi sembrava di giocare una partita ad Uncharted, anzi John Wick è tutto quello che i film di Hitman non sono mai riusciti ad essere, visto il contesto il paragone con Hitman funziona anche meglio che quello di Uncharted se non fosse che 47 non prova sentimenti ed è più discreto nel fare il suo lavoro. Fumettone perché Derek Kolstad, creatore della saga, non si è limitato a creare il classico uomo sbagliato che vuole vendicare un torto, il classico ex agente di qualche ente governativo come lo può essere Liam Neeson in uno qualsiasi dei suoi ultimi film da Io vi troverò in poi, Kolstad ha creato tutto un mondo, un sottobosco criminale fittizio ma vivo, con delle sue regole, dei luoghi iconici e abitato da personaggi pittoreschi ma in qualche modo credibili e coerenti con il contesto, vi basti pensare al Sommelier presente nel secondo film, tra le mie scene preferite. Tutti elementi piuttosto semplici ma funzionali quanto basta a portare avanti una storia, per quanto semplice, in modo credibile, senza scadere nella ripetitività, per quanto possibile in un film riassumibile con “tizio a caso ammazza una caterva di criminali”.

A scrivere film in cui il classico uomo comune (o meno nel caso dei vari ex agenti) cerca vendetta ma anche giustizia sono un po’ tutti bravi, di solito ci viene presentato il protagonista e la sua vita felice, accade qualcosa che rompe questa felicità, elemento scatenante della vendetta/giustizia, i cattivi vengono tutti uccisi, si torna a casa fino al sequel dove lo schema si ripete pressapoco allo stesso modo e così via. Qua no, Kolstad ha creato tutto un background per John che in qualche modo rompe gli schemi, già a partire dal fatto che il film non inizia mostrandoci la classica felicità da famiglia mulino bianco perché quella felicità in qualche modo è già stata distrutta dalla malattia di lei, non esattamente qualcosa che John può affrontare a colpi di pistola. Tantomeno John, in quanto ex sicario, è in cerca di giustizia se non per se stesso, ma non giustizia in senso stretto, semplicemente è uno che vuole vivere in pace ma a cui non viene permesso. Emblematico come già nella sua introduzione il personaggio, pronunciando una manciata di parole e senza fare assolutamente niente, riesca già ad essere leggendario tramite piccole cose, piccoli gesti fino ad arrivare alla verità sul suo passato, come il suo nome faccia tremare l’ambiente criminale.

E torniamo all’icona lasciata aperta sopra, sulla scelta di Keanu Reeves per il ruolo di John Wick, non saprei dire con certezza se sappia recitare bene o che, però nella sua inespressività, in quel suo modo di recitare piuttosto freddo è semplicemente PERFETTO nella parte e va detto che se per studiare le sue battute non avrà impiegato più di mezzora (si parla poco e si spara/ammazza tanto) non si può dire che non si sia fatto un mazzo tanto per imparare al meglio le coreografie di lotta, davvero un lavorone.

Insomma, John Wick è una ventata d’aria fresca in un genere passato un po’ in secondo piano negli ultimi anni, il cui successo sempre crescente è più che meritato, complimenti a Kolstad per l’idea, a Strahelski per la regia (va detto che non è bravo solo nel coreografare l’azione, ha anche un gran senso estetico) e complimenti a Keanu Reeves per essere semplicemente perfetto nella parte.

E poi dove lo trovate un altro film in cui Step spara con un lanciagranate?

10 risposte a "John Wick: ovvero come creare un icona"

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  1. Visto il 3 venerdì, te lo consiglio è bello quasi quanto il primo Jon wick. L’unico film di questo genere che può essere paragonato a questa saga è atomica bionda che ha in più una delle con e sonore più belle in assoluto con tanta musica anni 89

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  2. Sei perdonatissimo anzi, grazie per la citazione. Non potrei essere più d’accordo, John wick è diventato un culto in pochissimo tempo, anzi fin dal primo film. Reeves è uno di noi e con questi film lo ha dimostrato, il terzo poi mi è piaciuto da morire 😉 Cheers

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  3. D’accordissimo su tutto!
    Già solo il primo piccolo film (perché era una produzione veramente piccola se paragonata ad altri film action) è diventato cult in pochissimo tempo grazie, non solo al personaggio (che riesce ad essere irresistibile pur non parlando, non avendo segni particolari e, in generale, non facendo nulla di diverso da altri action heroes XD) ma grazie anche al mondo creatogli attorno, quel sottobosco criminale fatto però di abiti eleganti, regole, suit di lusso e servigi di ogni tipo.
    L’estetica è importantissima tanto quanto l’azione in questi film e si vede benissimo, soprattutto nel secondo film che ha delle location da urlo (e il regista sa bene come valorizzarle).
    Il terzo film l’ho visto e devo ammettere che mi è piaciuto più del precedente. Specialmente la prima parte, ha delle scene SPETTACOLARI, perfettamente coreografate e anche divertenti (in un paio di occasioni la sala è esplosa dalle risate per cose per cui non si dovrebbe ridere XD).
    Il finale è un po’ forzato (sono contrario alla regola delle trilogie, ma secondo me 3 era un bel numero per chiudere) ma se il livello continua a salire…possono farne anche 18 di film, lì andrei a vedere tutti comunque 😀

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  4. Concordo perfettamente su tutto. Io sto amando questa saga, è la prima volta che vedo film d’azione non tamarri. E poi adoro Keanu Reeves. Apprezzo che tu abbia citato Man of thai chi, quel film è meraviglioso eppure lo conosciamo in pochi e non capisco il motivo

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